Big Ingenieur Chronograph
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Big Ingenieur
Referenza 5005
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Ingenieur Automatic Mission Earth
Referenza 3236
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Ingenieur Double Chronograph Titanio
Referenza 3765
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Nel 1955 IWC presentò un orologio che come nessun altro ha determinato il profilo tecnico di IWC: l’Ingenieur con un movimento automatico IWC protetto da una cassa interna in ferro dolce antimagnetica. Il grande salto dai movimenti a carica manuale a quelli automatici era avvenuto già quattro anni prima con il rivoluzionario calibro 85 di IWC dotato di secondi centrali che affondava le sue radici negli anni Quaranta del secolo scorso. Solo con l’Ingenieur, però, IWC ha guadagnato la pole position nella corsa dei costruttori svizzeri per il primo movimento a carica automatica bidirezionale. Il sistema a bascula e camme messo a punto da Albert Pellaton, direttore tecnico di allora, e montato sulla famiglia di calibri automatici 85 aveva fissato standard di riferimento in campo orologiero.
Lo Yacht Club e l’Ingenieur SL degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso con i perfezionati calibri 8541 e 854 (con e senza datario) erano ancora più robusti. Il movimento dello Yacht Club era addirittura fissato su speciali supporti in gomma antiurto. Somma di tutte le conoscenze fino a quel momento acquisite nella costruzione di movimenti, nel 1976 il calibro 8541ES divenne il cuore della referenza 1832, l’Ingenieur SL, un orologio oggi molto apprezzato dai collezionisti. Il suo straordinario design, caratterizzato dai cinque vistosi fori della ghiera, dall’originale disegno sul quadrante (allora detto quadrante millimetrato dai collezionisti) e dal logo con il fulmine, si affermò come segno distintivo dell’intera famiglia Ingenieur. Quando, all’inizio degli anni 1980, IWC cominciò a costruire casse in titanio, l’ultrapiatto Ingenieur Titanio, referenza 3350, fu tra gli orologi pionieri di questo rivoluzionario materiale. Nel 1989, infine, con la referenza 3508 IWC presentò un Ingenieur che con una protezione antimagnetica fino a 500 000 A/m resisteva persino a un tomografo a risonanza magnetica nucleare.
Nel 2005 l’Ingenieur, uno dei modelli più famosi di casa IWC, ha festeggiato un ritorno in grande stile proponendosi come un orologio basato sui capisaldi dell’ingegneria meccanica. La nuova generazione resiste perfettamente a urti, colpi e vibrazioni e funziona in modo affidabile nonostante il diffuso magnetismo emesso da un sempre maggior numero di macchine e apparecchi che ci circondano quotidianamente. Notevole successo ha incontrato nel 2007 il Big Ingenieur con cassa in acciaio da 45,5 millimetri, animato dal grande calibro 51113 con sistema di ricarica Pellaton e riserva di carica di sette giorni affiancato l’anno successivo dalle versioni in platino e in oro rosa.
Se la fonte d’ispirazione per i Pilots Watches IWC è il cielo e per gli Aquatimer l’acqua, quella per gli Ingenieur è la terra. Naturale e logico quindi che l’Ingenieur Automatic Mission Earth rechi a chiare lettere la missione cui è votato. Per gli appassionati di orologi meccanici con il mito della precisione al secondo, il Big Ingenieur è disponibile anche come cronografo, con indicazione analogica dei tempi cronometrati più lunghi e scala tachimetrica. Come nessun’altra famiglia di orologi firmati IWC, l’Ingenieur è sinonimo di massima resistenza anche in situazioni estreme e di passione per la natura abbinata a spirito d’avventura. Un mix di caratteristiche apprezzato anche da David de Rothschild, esploratore ecologista dell’organizzazione Adventure Ecology, con cui IWC ha siglato una partnership duratura. Adventure Ecology punta sulla forza trascinante dei sogni, dell’avventura e della narrazione per promuovere presso singole persone, istituzioni e imprese la consapevolezza di uno stile di vita sostenibile.
Nel 2009 IWC ha reso omaggio a questo impegno con l’edizione speciale limitata Ingenieur Automatic Mission Earth Edition «Adventure Ecology». Questo robusto orologio nel 2010 ha accompagnato David de Rothschild e il suo equipaggio negli oltre quattro mesi della loro impegnativa spedizione che li ha visti veleggiare sull’Oceano Pacifico affrontando con bravura innumerevoli sfide a bordo del catamarano «Plastiki»: un’imbarcazione all’avanguardia costruita tra l’altro con 12 500 bottiglie di plastica riciclate ed equipaggiata con una vela in tessuto high-tech riutilizzabile, pannelli solari, turbine a vento e generatori di energia alimentati da bicicletta. La spettacolare spedizione del «Plastiki» ha attirato l’attenzione sulle conseguenze negative che un comportamento superficiale dell’uomo ha sulla natura. Il suo intento era, ed è, quello di risvegliare la coscienza di tutti per ridurre il consumo di plastica e polistirolo nonché per promuovere attività di riciclaggio e smaltimento responsabili.
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