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Gli orologi subacquei di IWC fanno un altro passo avanti nella loro evoluzione.

Una nuova generazione di ingegneri IWC

Gli atelier IWC assicurano la formazione degli orologiai da oltre 60 anni. I candidati devono avere una manualità eccellente e una particolare predisposizione per la tecnologia. Terminati i corsi, molti di loro rimangono fedeli all'azienda nel nord-est della Svizzera per molti anni.

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Lo scozzese

Un brillante ricercatore dedito alla scoperta di nuove cure per molteplici malattie. Un appassionato giocatore di calcio che ha allenato per diversi anni la squadra dell'azienda per cui lavora, la Roche. Un appassionato di orologi attratto dalla bellezza ingegneristica e dalla precisione dei movimenti meccanici. Andrew Thomas: un uomo dalle mille passioni.

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Esperienze

Alan Myers

Una passione per IWC

Testo — Hanspeter Künzler Foto — Andreas Schmidt Data — 01 luglio 2010

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—IWC Savonette Calibro Jones dagli anni pionieristici della manifattura

Sono un collezionista atipico. Non è tanto la parte esterna di un orologio che mi interessa, quanto piuttosto quella interna

—Alan Myers

C'è un motivo preciso per cui il Professore Alan Myers preferisce da sempre gli orologi da tasca a quelli da polso: gli orologi da polso gli provocano dermatiti. Per questa ragione ha sempre posseduto solo orologi da tasca. La sua passione per il collezionismo inizia solo dopo la pensione. I suoi colleghi del dipartimento di zoologia dello University College di Cork lo salutano regalandogli un orologio da tasca. Solo che l’orologio è nuovo – anziché vecchio – e ad Alan Myers gli orologi nuovi non sono mai piaciuti. Sua moglie gli suggerisce di cercare in Internet un modello più vicino al suo gusto, ma non occorrono grandi ricerche prima che uno dei raffinati orologi IWC lo conquisti. Un vero colpo di fulmine. «Trattandosi di me ed essendo io un accademico non potevo resistere» ammette aprendo un IWC Savonette, numero di serie 11136, con pochi agili movimenti esperti. «Le ridotte proporzioni della meccanica sono l’aspetto che mi ha colpito di più. Mi sono reso conto di come quegli orologi fossero molto più interessanti di quanto avessi mai creduto».

Myers scopre così che IWC dispone di registri, risalenti fino al 1885, sulle modalità di assemblaggio dei vari orologi e su coloro che li hanno acquistati. Le informazioni relative ai primissimi anni, fino all’addio del fondatore dell’azienda Florentine Ariosto Jones nel 1876, sono invece molto scarse. Non potendo ignorare la sfida, Myers comincia a effettuare ricerche sulla storia dei primi movimenti della manifattura. Il campo è chiaramente ristretto. Il più alto numero di serie conosciuto di un «movimento Jones», un movimento creato sotto l’egida di F. A. Jones e del successore Fred Seeland, è 25590.

Da bambino, incoraggiato dal padre, Alan Myers dava da mangiare a serpenti e salamandre. Terminati gli studi di zoologia a Londra e a Swansea, ottiene il titolo di Dottore di Ricerca (PhD) con uno studio sui crostacei anfipodi. Nel 1972, dopo due anni di insegnamento a Dar-es-Salaam e uno a Londra, diventa docente universitario presso l’University College di Cork. Tassonomista appassionato, trascorre i dieci anni successivi a studiare «gamberetti esotici», come lui stesso ama definirli, delle creature delicate di 5 millimetri o poco più. Scopre e battezza centinaia di specie in passato ignote. La sua ultima spedizione lo porta al Great Barrier Reef: le sue relazioni sul viaggio e quelle dei suoi colleghi sono raccolte in un libro più voluminoso dell’Antico Testamento. I disegni che illustrano le differenze tra le varie specie mostrano una notevole somiglianza con le illustrazioni del libro che Myers ha recentemente scritto sul calibro Jones e che custodisce con cura nel cassetto della sua ordinata scrivania, in attesa di pubblicarlo. «Sono un collezionista atipico» dichiara. Non è tanto la parte esterna di un orologio che mi interessa, quanto piuttosto quella interna, il movimento. Lo studio sulle differenze tra le creature esotiche per scopi di classificazione è molto simile alla ricerca di eventuali differenze tra i movimenti orologieri. «Ciò che ritengo più interessante è il modo in cui sono cambiati. La loro evoluzione».

Oggi, la collezione IWC di Alan Myers si compone di una cinquantina di orologi e di movimenti. L’esemplare più vecchio porta il numero di serie 663: un modello autentico che funziona ancora perfettamente. Gli orologi IWC più vecchi finora individuati sono solo due: i numeri 576 e 603. Non vi è nulla di sorprendente nel fatto che questo esemplare sia il suo preferito. Ai fini della ricerca, il numero 11736 – privo di descrizioni e identificato con la lettera R – è senza dubbio il più interessante. Un paragone con il modello di tipo B, decisamente più diffuso, ha permesso a Myers di giungere a importanti conclusioni sugli sviluppi dell’orologio da tasca di Jones con sistema di carica a chiave. Due fattori lo hanno aiutato molto nella creazione di questa sua straordinaria collezione. Innanzitutto, il fatto che, a differenza della maggior parte dei colleghi, non si sia interessato soltanto a orologi completi. «Non colleziono per possedere. E’ la sete di conoscenza che mi spinge a essere un collezionista. Le informazioni che cerco non richiedono orologi muniti di cassa. Anche i movimenti danneggiati possono racchiudere indicazioni preziose». Il secondo fattore essenziale per questa rapida raccolta di tesori è stato l’evoluzione di Internet. Myers è stato definitivamente conquistato dal fascino IWC alla comparsa delle prime piattaforme mondiali dedicate alle aste online. «Oggi sarebbe impossibile creare una collezione come la mia» dichiara Myers.

Non c'è pericolo che Alan Myers soccomba alla noia, anche senza trascorrere intere nottate navigando su Internet. Oltre a occuparsi di una collezione di cactus, alleva gechi e ricci africani nani. E durante l’estate, prepara il telescopio per osservare le navi solcare il mare all’orizzonte e approdare al porto di Cork.

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