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Ingenieur: storia di una leggenda

Quando la Manifattura di Schaffhausen lanciò l'orologio Ingenieur nel 1955, fu un vero e proprio successo. Tuttavia, la sua vera storia risale a molti anni prima, precisamente al 1888.

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Dopo l'acquisto di un orologio IWC potrai usufruire immediatamente di questo prodigio tecnico di alto livello.

Esperienze

C. G. JUNG

C. G. Jung (1875 – 1961), noto come il fondatore della psicologia analitica, era il marito della figlia del proprietario di IWC e quindi lui stesso comproprietario della manifattura di orologi di Schaffhausen

Testo — Iris Kuhn-Spogat Foto — Maurice Haas Data — 19 agosto 2011

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—Sul coperchio inferiore di protezione in oro, sono incise le parole: "Fräulein Emma Rauschenbach de Dr. C. G. Jung, 16. Februar 1903"

Uno studio medico all’interno di un appartamento affittato di quattro stanze al pian terreno di un condominio nella periferia di Uster: è qui che svolge la sua attività il Dr. Rudolf Niehus, medico di famiglia, che all’età di 70 anni avrebbe potuto essere in pensione da un po’ di tempo e che invece preferisce lavorare qui ogni giorno, dal mattino alla sera. Perché? Perché per lui, fare il medico non è un mestiere ma una vocazione, non è un lavoro ma una realizzazione. Deve la scelta di questa professione a suo nonno, il famoso Carl Gustav “C. G.” Jung. Ma di questo parleremo più avanti.

Rudolph Niehus mi ha invitato nel suo studio per mostrarmi un orologio IWC che non si può vedere altrove: è l’orologio regalato dall’illustre psichiatra e fondatore della psicologia analitica C. G. Jung alla fidanzata Emma Rauschenbach, come dono di fidanzamento. “È stata l’amore della sua vita,” dice Niehus mentre con la sedia girevole si sposta verso uno schedario, dove apre il cassetto più alto e ne estrae un cofanetto nero. Poi ritorna alla scrivania, apre il cofanetto e mette l’orologio, attaccato a una lunga catena d’oro, nella mano sinistra, lo tocca con delicatezza, si perde nei suoi pensieri per qualche secondo e dice, con una punta di orgoglio: “Eccolo.”

Probabilmente Emma Rauschenbach non fu troppo sorpresa per questo raffinato regalo. Dopo tutto, era la figlia dell’allora proprietario di IWC, Johannes Rauschenbach. Questo orologio però era speciale, qualcosa di unico. Non molto più grande di una moneta da un franco, con i fianchi a cuscino e realizzato interamente in oro, sembra, a prima vista, un medaglione. Il quadrante con il vetro davanti è completamente invisibile. È nascosto dietro un coperchio a molla in oro, recante un’elaborata incisione delle lettere E e R e riccamente decorato con minuscoli rubini e diamanti. Premendo un pulsante, il coperchio si apre con uno scatto. Niehus guarda il Portoghese al polso e confronta i tempi. “Esattamente la stessa ora”, dice. Si vede che vorrebbe aprire anche il coperchio che nasconde il movimento ma non ci riesce. “È la prima volta dopo secoli che lo tiro fuori dalla cassaforte,” spiega. “C'è un trucco per aprirlo”.

Allora, che modello è? Quanto vale? “Non lo so”, dice Rudolph Niehus, “Non so molto di questo orologio. Lo ha indossato mia mamma, poi anche mia moglie.” Proprio in quel momento, riscopre il trucco e apre il retro dell’orologio. Sul coperchio inferiore di protezione in oro, sono incise le parole: “Fräulein Emma Rauschenbach de Dr. C. G. Jung, 16. Februar 1903”, numeri e simboli che si possono leggere solo con una lente d’ingrandimento (“300000, 18 carat, 750, IWC”) e poi l’incisione di due mani che si toccano – “il simbolo del loro fidanzamento,” dice Niehus sollevando il coperchio di protezione e scoprendo il ticchettio del movimento; poi dice ridendo: “Non ha mai smesso di funzionare da più di 100 anni”.

Si vede subito che Rudolf Niehus non è un esperto né un collezionista di orologi. Tuttavia, è molto affezionato a questo particolare segnatempo. Lo tiene in cassaforte e un giorno lo lascerà al figlio o alla figlia. È irrilevante chi dei due figli ormai adulti alla fine erediterà l’orologio. Per lui, conta solo una cosa: “Non deve essere venduto. Deve rimanere in famiglia.” Per lui l’orologio non è prezioso in sé ma per quello che rappresenta: un amore a prima vista che non finì mai.

—Il nipote di C. G. Jung, Rudolf Niehus (a sinistra), con suo figlio Matthias

"Quando lo andavamo a trovare, facevamo semplicemente quello che nostro nonno C.G.Jung ci diceva di fare. Tutti facevano sempre quello che diceva"

—Rudolf Niehus

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—Emma Rauschenbach e il marito C. G. Jung erano comproprietari di IWC Schaffhausen

La storia è questa: Jung, all’epoca uno studente ventunenne di medicina, era andato a trovare degli amici a Schaffhausen e sua madre gli aveva chiesto di salutarle i Rauschenbach, che aveva conosciuto in un’occasione precedente. Mentre si trovava nell’ingresso della casa dei Rauschenbach, Jung vide sulle scale Emma, allora quindicenne, e rimase senza parole. “Più tardi disse a un amico che quella ragazza un giorno sarebbe stata sua moglie”, dice Niehus.

È solo grazie alle memorie di Jung che Niehus è venuto a conoscenza di questo fatidico incontro e di cosa successe in seguito, perché suo nonno non gliene aveva mai parlato. Sei anni dopo, Jung ritornò per chiedere a Emma Rauschenbach di sposarlo. Era diventato nel frattempo un medico qualificato con una posizione di rilievo in una rispettabile clinica di Zurigo. Si dice che la giovane all’inizio rifiutò la proposta, per poi accettarla quando le venne chiesto nuovamente. Nel 1903, all’età di 21 anni, Emma Rauschenbach diventa Emma Jung. Nonostante provenisse da una famiglia benestante, non aveva mai ricevuto una vera istruzione. Ora, come padrona di casa, madre di cinque figli e moglie di C.G. Jung, ebbe la possibilità di recuperare il tempo perduto.

Rimasi senza parole. La vidi solo per qualche istante ma seppi immediatamente, con assoluta certezza, che sarebbe diventata mia moglie

—C. G. Jung

Studiò matematica, latino e greco e si interessò fin dall’inizio al lavoro del marito. Partecipò alle sue ricerche, consentendogli di analizzarla e, nel corso degli anni, studiò fino a diventare lei stessa psicoanalista. Dal 1930 in avanti, non fu più soltanto la donna al fianco di Jung ma una collega professionista.

La biografa Aniela Jaffé parla così di Emma Jung: “Ebbe una vita incredibilmente ricca e appagante perché fu in grado di rimanere fedele a se stessa pur restando fedele al marito e comprendendo perfettamente il lavoro della sua vita.” Nonostante la loro fortuna – gli Jung, comproprietari di IWC dal 1905 in poi, vivevano in condizioni agiate – la felicità di Emma Jung fu guastata dall’infedeltà del marito. Poco dopo la nascita del quinto figlio, C.G. Jung iniziò una relazione con una giovane paziente, Antonia “Toni” Wolff, che continuò per quasi 40 anni e costrinse Emma Jung ad accettare un ménage à trois. Invece di lasciare il marito, la donna che Jung definiva “le fondamenta della mia casa”, rimase al suo fianco. Invece di crollare, fece appello alla sua straordinaria intelligenza per contribuire attraverso un approccio femminile all’opera spesso sessista dei pionieri della psicoanalisi come Sigmund Freud. Le sue idee sono documentate in “Animus e Anima”, l’unico libro che scrisse.

Tutto questo successe tanto tempo fa. Emma Jung morì nel 1955 e C. G. Jung nel 1961. Ciononostante, Rudolf Niehus ha ricordi molto nitidi dei suoi nonni. “Mia nonna era una signora molto elegante: molto riservata, timida e sempre ben pettinata”, dice Niehus, “e quando eravamo malati, veniva a trovarci”. Anche il rapporto con il nonno fu più all’insegna della moderazione che dell’intimità. Niehus ricorda C. G. Jung come il capofamiglia, un uomo superiore intellettualmente a chiunque altro attorno a lui. Non un nonno che racconta favole o con cui giocare ma un nonno da ammirare – e un po’ anche da temere. “Quando lo andavamo a trovare, facevamo semplicemente quello che ci diceva di fare,” dice Niehus, “tutti facevano sempre quello che diceva”.

A volte era un peso ma fu anche una benedizione, come spiega Niehus. “Fu mio nonno a dire che dovevo studiare medicina”. Niehus, figlio di un architetto, esitava tra architettura e medicina. Spiega così perché alla fine scelse di fare il medico: “Dopo aver fatto il militare, un amico di mio nonno mi invitò a partecipare a una sessione di analisi dei sogni. C’erano tre sogni,” dice Niehus. Nel primo, stava seguendo suo nonno, che teneva una candela in mano, su per le scale fino al suo studio. Nel secondo, il nonno gli consegnava un cofanetto d’oro e nel terzo, stava pescando davanti alla casa del nonno, quando riuscì a catturare un’immensa carpa dalle acque del lago di Zurigo. L’interpretazione del professore: “Se seguirò mio nonno, la luce, troverò la strada verso me stesso, simboleggiata dalla carpa gigante.” Il giovane Niehus si iscrisse a medicina a Basilea, come aveva fatto suo nonno prima di lui. Una decisione di cui non si è mai pentito: anzi, al contrario.

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