Scopri altri articoli
REGALARE UN FUTURO ALLE GALAPAGOS

«17 settembre 1835. Mentre camminavo mi sono imbattuto in due tartarughe enormi di almeno 90 kg ciascuna: una stava mangiando un pezzo di cactus e quando ho tentato di avvicinarmi mi ha fissato per poi allontanarsi rapidamente; l’altra ha emesso un profondo fischio per poi chiudere la testa dentro al guscio».

Aquatimer
SCOPRI LA NUOVA COLLEZIONE AQUATIMER

Christian Knoop, Creative Director di IWC, illustra così il nuovo design degli orologi Aquatimer.

SIHH 2014 Booth
DIETRO LE QUINTE DELLO STAND IWC AL SIHH 2014

Direzione Ginevra. In occasione della 24esima edizione del «Salon International de la Haute Horlogerie» (SIHH), IWC invita i visitatori ad immergersi nelle profondità marine alla scoperta delle affascinanti specie a cui è ispirata la nuova collezione Aquatimer.

Ingenieur 2013 Collection
SCOPRI LA NUOVA COLLEZIONE INGENIEUR

Per saperne di più sui nuovi segnatempo Ingenieur di IWC guarda la presentazione di Christian Knoop, Creative Director, IWC.

IWC's SIHH Booth 2013
Dietro le quinte dello stand IWC al SIHH 2013

Dietro le quinte dello stand IWC al SIHH 2013.

IWC racconta le sue storie

Per la prima volta IWC realizza una campagna pubblicitaria a diffusione internazionale ispirata ai temi su cui si fonda la comunicazione della marca

L'amore della sua vita

Hansjörg Kittlas parla dell'amore della sua vita, la ripetizione minuti

Un ponte tra Oriente e Occidente

Dennis Lee è responsabile dello sviluppo del mercato di IWC nella grande Cina

Esperienze

Il libro su IWC

Esplorando IWC

Testo — Manfred Fritz Data — 01 aprile 2010

Condividi:
—«IWC Schaffhausen. Engineering Time since 1868» 142 anni di storia della manifattura IWC, 550 pagine, 4,4 kg, 500 illustrazioni, 3 anni di lavoro
—Manfred Fritz, autore di numerose pubblicazioni sugli orologi e sull'industria orologiera. Il suo libro «The Grande Complication from IWC» è stato pubblicato nel 1991

L’enorme volume pubblicato da IWC e intitolato «IWC Schaffhausen. Engineering Time since 1868» racchiude la storia – mai così dettagliata – della casa orologiera di Schaffhausen. Al tempo stesso, coniuga la raffinata precisione dell’arte orologiera con l’abilità narrativa dell’autore di best-seller Paulo Coelho e la fantasia dell’artista Enki Bilal. L’autore del libro, Manfred Fritz, ci offre una panoramica di questa «Gesamtkunstwerk», accompagnandola con le immagini di una decina degli esemplari più importanti della storia della manifattura.

In principio era la Parola. O per essere più precisi, la frase con cui Paulo Coelho introduce la prima delle sette storie scritte per il nuovo libro su IWC. Il racconto, nato dalla fantasia dell’autore, descrive l’arrivo a Schaffhausen nel 1868 del fondatore della manifattura, F. A. Jones, e le difficoltà che ha dovuto superare sia per reclutare i primi dipendenti tra gli artigiani conservatori della città, sia per spiegare loro il suo audace progetto sull’avvio di una produzione più razionale degli orologi da tasca. È il testo che preferisco perché sfrutta l’immaginazione illimitata dello scrittore per raffigurare un periodo della storia di IWC che, per mancanza di documenti attendibili, è il meno conosciuto.

La frase in questione recita: «I sogni fatti da soli rimangono soltanto dei sogni, ma i sogni fatti insieme possono cambiare la realtà». È vero e Paulo Coelho, grande romanziere e conoscitore della psiche umana, mette subito a segno il suo primo colpo. Il concetto si applica perfettamente sia al giovane americano che tenta di trovare un punto di appoggio a Schaffhausen e delle persone disposte a lavorare con lui, sia all’intera manifattura IWC che, alternando successi e fallimenti, ha proseguito la sua attività per 142 anni. Questo è stato possibile grazie a un fattore che da sempre caratterizza le sue azioni: la capacità di incoraggiare le persone a realizzare i loro obiettivi, anche quando sembra impossibile.

In principio, dunque, era questa frase. Accadeva tre anni fa. Paulo Coelho procedeva con il progetto e lavorava in maniera indipendente rispetto al team creato per realizzare il libro. Ciononostante, le sue parole sono servite da incoraggiamento per l’intero gruppo e per il lavoro che doveva affrontare. La professionalità e la puntualità con cui ha scritto e consegnato i suoi racconti sono state uno stimolo costante per tutti, consentendo di proseguire il progetto nonostante le difficoltà che avrebbero potuto ostacolarlo.

La storia dell'orologeria fa eco a quella della cultura umana da centinaia di anni, riflettendo la sensibilità estetica o artistica di ogni epoca

L’intero processo è stato intenso e talvolta controverso, come è normale che accada quando l’obiettivo è condensare tra le due copertine di un libro un soggetto ambizioso come quello degli orologi e del tempo e con un approccio completamente nuovo. Innanzitutto, perché la storia di IWC, dalle sue straordinarie origini ai giorni nostri, è una delle più interessanti e insolite di tutta l’industria orologiera svizzera. In secondo luogo, perché l’obiettivo, chiaro a tutti fin dall’inizio, era la creazione di qualcosa di completamente diverso.

Forse dipende tutto dal legame che unisce la cultura alla qualità, malgrado presso IWC tale qualità prenda la forma di creazioni di alta orologeria, diventando così la massima espressione di quella stessa cultura. Una cultura che, come un’aria di Bach o un dipinto di Picasso, non è di certo essenziale per vivere, ma la cui totale assenza renderebbe la nostra esistenza molto più povera. Potremmo continuare, affermando che la percezione del tempo da parte degli individui, indipendentemente dal livello culturale, influisce sulla scelta dei loro segnatempo. La storia dell’orologeria fa eco a quella della cultura umana da centinaia di anni, riflettendo la sensibilità estetica o artistica di ogni epoca.

Per questa ragione, nonostante la fredda razionalità degli strumenti di misurazione del tempo elettronici, l’arte dell’orologeria di precisione – che di per sé rappresenta un aspetto dell’arte ingegneristica – ha resistito e ha continuato a svilupparsi nel corso dei secoli. Nasce da qui la decisione di combinare forme artistiche diverse in un’opera interdisciplinare, così come lo è il suo soggetto: l’esperienza letteraria di Paulo Coelho, il potere delle immagini di Enki Bilal, l’esclusiva struttura del libro, le straordinarie fotografie e la narrazione di una storia reale attraverso il moderno linguaggio giornalistico.

Ecco dunque lo spirito con cui è stato realizzato il nuovo magnum opus di IWC: un’opera di ampio respiro dal peso di 4,4 chilogrammi, interamente dedicata alla manifattura IWC anziché semplicemente fatta da essa. Come ha sottolineato il CEO Georges Kern in occasione del lancio, «Il nostro intento non era pubblicare l’ennesimo libro sugli orologi e sulla storia della manifattura. Ricorrendo a un approccio artistico inconsueto, abbiamo voluto offrire al grande pubblico l’occasione di scoprire in maniera autonoma l’unicità e il fascino del marchio IWC».

Condividi:

—F. A. Jones, fondatore di IWC, creò lo straordinario movimento da tasca con platina a tre quarti e indici allungati per la regolazione fine

1868 – Movimento da tasca Jones

La storia di IWC Schaffhausen non è mai stata analizzata così in profondità e raccontata con una simile ricchezza di dettagli

Condividi:

—Il Pilot's Watch Mark 11 con calibro 89 e protezione contro i campi magnetici

1948 – Mark 11 calibro 89

La decisione di presentare il libro a metà marzo è stata la scelta migliore, poiché ha portato a Schaffhausen giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, diretti al salone Baselworld 2011. I nostri ospiti hanno così avuto la possibilità di incontrare Paulo Coelho, l’artista e illustratore francese Enki Bilal, i membri del team che hanno seguito il progetto e gli specialisti del Museo IWC. In breve, è stata offerta loro l’opportunità di esplorare e discutere nei dettagli questa insolita pubblicazione sul mondo dell’orologeria e l’hanno colta appieno.

Esistono modi diversi per strutturare un libro di questo tipo, ma indipendentemente da quello scelto, è impossibile evitare di introdurre brevemente il soggetto. Solo attraverso la comprensione del passato, infatti, possiamo trovare la strada verso il futuro. Per questa ragione, è necessario sottolineare subito due aspetti che ancora oggi sono fondamentali per IWC. Il primo riguarda i motivi per cui la manifattura è nata proprio a Schaffhausen, il secondo è collegato alle conseguenze che ne sono derivate: in altre parole, il legame tra Schaffhausen e la manifattura sulle sponde del fiume e il fatto che tutto sia rimasto intatto fino ai giorni nostri. Da un lato, possiamo esaminare le straordinarie coincidenze che hanno fatto in modo che F. A. Jones, originario di Boston, giungesse proprio nella regione nord-orientale della Svizzera. Dall’altro, possiamo comprendere le conseguenze – oggi prevedibili – di tutto questo e in particolare della posizione isolata della manifattura rispetto ai centri orologieri svizzeri tradizionali.

Uno degli effetti, il più importante, emerge dal titolo stesso del libro: «IWC Schaffhausen. Engineering Time since 1868». Ed è parte integrante non soltanto del DNA della manifattura, ma anche del proverbiale genius loci e della gente che vive in questa regione di confine tra la Svizzera e la Germania. Armeggiare con gli oggetti e combinare le migliori attrezzature disponibili con un uso intelligente della meccanica per trovare le migliori soluzioni possibili sono tra i passatempi locali preferiti. Per IWC, la realtà – in termini di qualità, ingegnosità e durata dei movimenti – è sempre stata più importante delle apparenze, degli ornamenti e dei prodotti esageratamente fuori dal comune. In questo modo, IWC ha donato e continua a donare ai suoi segnatempo un’impronta inconfondibile, come testimoniano le collezioni degli ultimi 142 anni. Occorre, inoltre, sfatare una volta per tutte la convinzione infondata secondo cui la manifattura di Schaffhausen produce solo modelli da uomo.

Il libro – grande in tutti i sensi – consente di ripercorrere in maniera dettagliata la storia della manifattura, dalla sua insolita fondazione fino ai giorni nostri, evitando però i particolari banali e insignificanti. Mai come in queste pagine, inoltre, i protagonisti dei momenti salienti della manifattura sono apparsi così vivi e reali. L’opera, infine, consente di esaminare con chiarezza e nei dettagli le collezioni ormai consolidate del marchio – Pilot’s Watches, Portoghese, Ingenieur, Aquatimer, Da Vinci e Portofino – e le loro origini. Gli aspetti che non sono affrontati in questa sezione, ma che sono comunque rilevanti per avere un quadro generale della manifattura, possono essere reperiti in un altro capitolo oppure in una panoramica, completa ma non esaustiva, dei calibri più importanti.

Nessuno può scrivere 550 pagine senza avere davvero qualcosa da dire

Il fascino dell’opera risiede nell’accostamento di una parte più informativa, inerente a fatti reali, ai sette racconti sulla fondazione della manifattura e sulle sue collezioni di orologi, scritti da Paulo Coelho e illustrati da Enki Bilal. Questo «libro nel libro» si distingue per la sua natura essenzialmente filosofica. In occasione della presentazione dell’opera, Coelho ha raccontato di come i temi del tempo e della sua misurazione lo abbiano pian piano affascinato, nonostante l’iniziale scetticismo sul progetto. La rivelazione è stata un complimento sincero nei confronti sia di chi esercita il mestiere di orologiaio sia della manifattura IWC. E poi chi lo sa, magari riprenderà il soggetto in uno dei suoi prossimi romanzi!

A tal proposito, il libro di IWC non vuole essere la classica opera destinata ai collezionisti, ma vuole apparire piuttosto come una sorta di biglietto da visita della manifattura, offrendo l’opportunità a chi si avvicina per la prima volta all’affascinante universo dell’Haute Horlogerie, di scoprirlo attraverso IWC. Destreggiarsi tra un linguaggio facilmente comprensibile ai non addetti ai lavori e accettabile per i professionisti del settore non è sempre stato facile.

Tuttavia, nessuno può scrivere 550 pagine senza avere davvero qualcosa da dire. La storia della fondazione di IWC è veramente insolita. L’arte dell’orologeria si è diffusa nella regione occidentale della Svizzera prevalentemente tra il XVI e il XVII secolo, grazie agli Ugonotti che abbandonarono la Francia e ai loro discendenti. La storia dell’orologiaio di Boston e del suo arrivo in terra elvetica è completamente diversa, in termini di motivazioni e di cultura orologiera.

Dal punto di vista dell’industrializzazione e della standardizzazione – e quindi della precisione – in quel periodo l’industria orologiera americana di Boston era di certo superiore a tutte le altre. F. A. Jones, abile orologiaio ma imprenditore di giovane esperienza, aveva ideali industriali rivoluzionari: sperava di riuscire a combinare le moderne tecniche di produzione con le competenze degli orologiai svizzeri più qualificati che, a quei tempi, lavoravano a costi inferiori rispetto a quanto accadeva nelle emergenti città dell’America settentrionale, e assicurare così una maggiore competitività. Nella parte francofona della Svizzera, tuttavia, dove l’attività orologiera era ancora legata alle piccole realtà familiari, egli incontrò una ferma opposizione.

Era la classica paura del progresso. Il caso guidò Jones fino a Schaffhausen, una cittadina agli inizi del suo sviluppo industriale e provvista di un impianto per l’energia idroelettrica proprio sulle sponde del Reno. Una coincidenza, dunque, che gli offrì l’opportunità di iniziare una nuova vita e dare corpo alla sua idea di produrre orologi di gusto e qualità eccellenti. Le esigenze di Jones in materia di qualità hanno guidato la manifattura durante tutta la sua storia, incluso il periodo successivo alla crisi economica del 1876. Ogni informazione su Jones al momento in nostro possesso è riportata nel libro e contribuisce a tracciare la storia di un tragico fallimento. Jones, infatti, non riuscì nel suo intento di essere così internazionale come lasciava sperare il nome che scelse per la sua manifattura, poiché gli orologi prodotti erano destinati esclusivamente al mercato nordamericano, protetto da una tassazione sulle importazioni molto elevata. Senza questo fallimento iniziale, tuttavia, i successivi sviluppi della manifattura sarebbero stati del tutto improbabili.

Per riprendere un’immagine legata all’universo stesso dell’orologeria, Jones lasciò un segnatempo perfettamente assemblato, ma fermo perché scarico. Dal punto di vista economico, si trattò di un’operazione azzardata, appoggiata nel 1876 da una banca di Schaffhausen che non conosceva affatto il settore e che di conseguenza, non riuscì a rimettere in carreggiata la manifattura né a risollevarla. Solo quattro anni dopo, l’attività fu rilevata dai Rauschenbach, una delle famiglie imprenditoriali più note e stimate di Schaffhausen. Iniziarono così a intravedersi i primi tasselli di un percorso inteso ad assicurare alla manifattura una gestione di successo. I nuovi proprietari, Johannes Rauschenbach-Schenk e il figlio – oltre che successore – Johannes Rauschenbach, assegnarono infatti le posizioni di maggiore rilievo, in particolare quelle tecniche, soltanto a persone altamente qualificate.

Condividi:

—Questo cronografo meccanico è stato il primo orologio al mondo con cassa in titanio

1980 – Titanio Chronograph

La storia della manifattura non è mai stata raccontata, studiata e analizzata così in profondità come in questo volume

Proprio in quel periodo, IWC produsse gli orologi da tasca «Pallweber», modelli dotati di indicazione digitale delle ore e dei minuti che furono oggetto di grande clamore. Sempre negli stessi anni, apparvero anche i primi movimenti pionieristici come i calibri 52 e 53. La manifattura cercò e trovò nuovi mercati e ancora prima della fine del XIX secolo, si rese conto che gli orologi da polso – a quei tempi apprezzati soprattutto dalle donne – avrebbero potuto essere una valida alternativa ai modelli da tasca. Oltre a tutto questo, i nuovi proprietari di IWC ebbero la premura di conquistare la fiducia e la fedeltà dei dipendenti attraverso una serie esemplare di benefici sociali.

Gli Homberger furono la seconda famiglia di imprenditori locali a contribuire in maniera significativa alla storia di IWC. Il loro legame con la manifattura fu suggellato da un vero e proprio matrimonio: Ernst Jakob Homberger, direttore di Georg Fischer, una delle realtà industriali più importanti di Schaffhausen, sposò infatti una delle due figlie di Johannes Rauschenbach, deceduto nel 1905. La guida della casa orologiera passò nelle sue mani proprio in quel periodo. Sempre nel 1905, la seconda figlia di Rauschenbach, Emma Marie, andò in sposa a un uomo che, nel suo ambito, era destinato a conquistare la fama mondiale: lo psichiatra Carl Gustav Jung. In questo modo, anche lui divenne proprietario di una parte della casa orologiera. Nelle sue memorie, Jung racconta di quando, ancora studente, si recò casualmente a casa della famiglia Rauschenbach, a Schaffhausen nel 1896. In quell’occasione vide una giovane donna, in piedi, lungo una scalinata. Ne rimase particolarmente colpito e «capii subito, con certezza assoluta, che sarebbe diventata mia moglie». Aveva ragione.

Su quella stessa scalinata di legno, nel marzo del 2010, Georges Kern ha ringraziato pubblicamente Daniel Homberger, il figlio più giovane dell’ultimo proprietario privato di IWC e ospite di una cena organizzata in occasione della presentazione del libro. La vera storia di IWC. L’ultimo proprietario appartenente alla vecchia guardia, Hans (Ernst) Homberger, assunse il controllo assoluto della fiorente manifattura nel 1955, succedendo al padre Ernst Jakob Homberger, e acconsentì alla sua vendita al VDO Adolf Schindling AG soltanto nel 1978, dopo dieci anni di crisi del mercato degli orologi meccanici. L’era di Günter Blümlein, CEO della manifattura dal 1981 al suo decesso nel 2001, si è conclusa con il passaggio di IWC al gruppo Richemont International SA. Per il marchio, questo cambiamento ha segnato l’inizio di un nuovo periodo all’insegna dell’internazionalizzazione e della professionalità, sotto la guida dell’attuale CEO Georges Kern.

Questo, dunque, è il corposo riassunto della storia della manifattura. I dettagli potranno essere gustati appieno nel libro, insieme alla descrizione degli orologi, frutto di tanti sforzi. La storia della manifattura non è mai stata raccontata, studiata e analizzata in profondità come in questo volume. In occasione della presentazione, Georges Kern ha chiesto se erano emersi dettagli particolarmente sorprendenti. Alla luce dei fatti, la risposta alla sua domanda può essere una sola: fin dai tempi di F. A. Jones, IWC ha posto la qualità tra i suoi principali valori e vi è rimasta fedele per oltre 142 anni. Per tutto questo periodo, ha affascinato individui che hanno sognato insieme e insieme hanno dato vita a nuove realtà. Un dettaglio di cui dobbiamo essere tutti fieri.

—Famiglia di calibri 5000 con sistema di carica Pellaton e riserva di carica di sette giorni, creata per adattarsi alle straordinarie dimensioni del Portoghese

2000 – Portoghese 2000, edizione limitata
Scopri altri articoli
REGALARE UN FUTURO ALLE GALAPAGOS

«17 settembre 1835. Mentre camminavo mi sono imbattuto in due tartarughe enormi di almeno 90 kg ciascuna: una stava mangiando un pezzo di cactus e quando ho tentato di avvicinarmi mi ha fissato per poi allontanarsi rapidamente; l’altra ha emesso un profondo fischio per poi chiudere la testa dentro al guscio».

Aquatimer
SCOPRI LA NUOVA COLLEZIONE AQUATIMER

Christian Knoop, Creative Director di IWC, illustra così il nuovo design degli orologi Aquatimer.

SIHH 2014 Booth
DIETRO LE QUINTE DELLO STAND IWC AL SIHH 2014

Direzione Ginevra. In occasione della 24esima edizione del «Salon International de la Haute Horlogerie» (SIHH), IWC invita i visitatori ad immergersi nelle profondità marine alla scoperta delle affascinanti specie a cui è ispirata la nuova collezione Aquatimer.

Ingenieur 2013 Collection
SCOPRI LA NUOVA COLLEZIONE INGENIEUR

Per saperne di più sui nuovi segnatempo Ingenieur di IWC guarda la presentazione di Christian Knoop, Creative Director, IWC.

IWC's SIHH Booth 2013
Dietro le quinte dello stand IWC al SIHH 2013

Dietro le quinte dello stand IWC al SIHH 2013.

IWC racconta le sue storie

Per la prima volta IWC realizza una campagna pubblicitaria a diffusione internazionale ispirata ai temi su cui si fonda la comunicazione della marca

L'amore della sua vita

Hansjörg Kittlas parla dell'amore della sua vita, la ripetizione minuti

Un ponte tra Oriente e Occidente

Dennis Lee è responsabile dello sviluppo del mercato di IWC nella grande Cina