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Padre e figlio sono seduti a un tavolo sotto una parete affrescata. Per parlare di affari, si incontrano nella sede aziendale, una villa barocca vicino a Treviso.

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Introdotto nel 2009, il calibro di manifattura 89800 di IWC ha ridefinito i canoni dell'indicazione digitale della data.

la precisione mi affascina da sempre

Giovanni Zonzini è un pilota di automobili e un collezionista di orologi di San Marino, per il quale è essenziale che automobili e orologi siano affidabili.

Il progresso attraverso l'evoluzione

Esperienze

La magia dell'arte

Due artisti. Un progetto. Il libro di IWC intitolato «IWC Schaffhausen. Engineering Time since 1868»

Testo — Christoph Doswald and Medard Meier Foto — Maurice Haas Data — 01 aprile 2010

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—Paulo Coelho, autore brasiliano di best-seller ed Enki Bilal, fumettista parigino

Cosa succede quando uno scrittore e un autore di fumetti, entrambi di fama internazionale, decidono di raccontare insieme la storia di un marchio orologiero? Il romanziere brasiliano Paulo Coelho e il fumettista parigino Enki Bilal parlano di processi creativi e di un esperimento che, di fatto, è una novità per entrambi: l’interpretazione letteraria e artistica della storia di IWC Schaffhausen.

La collaborazione tra due menti creative così straordinarie, come possiamo tutti immaginare, non è di certo facile. Come mai avete deciso di lavorare insieme?

Enki Bilal: Conoscevamo entrambi il lavoro l’uno dell’altro, ma non avevamo mai avuto contatti personali. A dire il vero, non abbiamo avuto contatti personali neppure durante il progetto. La prima volta che ci siamo incontrati è stata dopo la presentazione del libro a Schaffhausen.

Non vi siete mai incontrati prima?

Bilal: Il progetto aveva lo scopo di raccontare la nostra passione comune per gli orologi, la nostra ossessione per il tempo e per la sua misurazione. Per farlo, non era necessario incontrarci.

Paulo Coelho: In un certo senso, il nostro incontro avrebbe potuto mettere a rischio l’intero progetto. I disegni di Bilal ti influenzano molto, facendoti sentire quasi a disagio. La magia del suo lavoro sta proprio in questo.

Avete mai pensato che il progetto non avrebbe funzionato?

Bilal: All’inizio ero un po’ agitato. Mi chiedevo se fosse davvero possibile illustrare Paulo Coelho. Questo perché, ultimamente, avevo un po’ tralasciato l’attività di illustratore. Dopo che ho letto il testo di Paulo per la prima volta, tuttavia, una serie di immagini hanno cominciato ad affiorare nella mia mente. A quel punto, ho cercato di fare emergere lo spirito dei personaggi di Paulo, rimanendo fedele al mio stile personale.

Com'è cominciata questa collaborazione a «grande distanza»?

Coelho: Conoscevo il lavoro di Enki da molto tempo, ed è proprio per questa ragione che ho accettato la proposta di IWC. Quando tre anni fa mi è stato chiesto di descrivere il mio rapporto con il tempo e con IWC e mi è stato detto che i miei testi sarebbero stati illustrati da Enki, il progetto mi è sembrato subito interessante.

Le parole lasciano molto spazio alla fantasia. Che cosa pensa dell’interpretazione di Bilal delle sue storie?

Coelho: Enki ha tradotto i miei testi in immagini senza alcuno sforzo. Ha considerato le mie storie come un punto di partenza e si è lanciato in un viaggio tutto personale. In altre parole, nonostante condividessimo lo stesso veicolo, abbiamo vissuto esperienze diverse con prospettive altrettanto diverse. Abbiamo entrambi osservato e interpretato in maniera differente il paesaggio che si offriva ai nostri occhi.

Lo stesso soggetto da due punti di vista diversi…

Bilal: Le immagini sono immediate e dirette. Creano la prima impressione. I testi, invece, sono più misteriosi e impariamo a viverli e a comprenderli solo in un secondo tempo. Personalmente credo che sia un peccato, perché in questo modo l’illustrazione anticipa il concetto sviluppato nel testo e influenza la lettura. Al tempo stesso, una buona illustrazione può valorizzare il testo, fungere da introduzione e stimolare la lettura, senza influire su quell’effetto sorpresa che ci si aspetta di trovare nelle storie di Paulo.

Quindi, per chiarire il processo, Paulo Coelho ha scritto i testi e in seguio, Enki Bilal ha tradotto in immagini i sette racconti?

Bilal: Il processo creativo che abbiamo seguito si è sviluppato in momenti diversi: prima il testo e poi le immagini. Tuttavia, mi è capitato di collaborare a un progetto che prevedeva prima la realizzazione delle immagini e poi la scrittura del testo.

Un autore non scrive nel vuoto assoluto: l'influenza della propria vita reale è inevitabile

—Paulo Coelho

—Paulo Coelho, nato nel 1947 a Rio de Janeiro, è uno degli scrittori contemporanei più letti al mondo

Di che cosa si trattava?

Bilal: Il libro si intitola «Un siècle d’amour» ed è il frutto di una collaborazione con lo scrittore Dan Franck. Di fatto, si tratta della biografia di un pittore che ritrae l’intero XX secolo. L’artista realizza soltanto nudi, ispirati alle donne che ha incontrato nella sua vita. Una di queste donne gli parla della Rivoluzione Russa, un’altra gli descrive la crisi economica del 1929 e la terza gli racconta la fine della II Guerra Mondiale. È la storia del secolo, vista attraverso gli occhi delle donne e dei dipinti. Dan Franck ha iniziato a scrivere solo quando ho terminato di dipingere le immagini.

Come ha reagito lo scrittore?

Bilal: Si è divertito moltissimo. È stata un’esperienza completamente nuova: ha dovuto dare voce alla sua creatività usando le immagini come punto di partenza, sfruttando, ad esempio, un dettaglio attorno alla bocca o al braccio. Paulo, ti consiglio di provare anche questa esperienza!

Coelho: Mandami il libro! Mi sembra molto interessante. Ai fini letterari, un’azione dipinta funge quasi da provocazione. Quando ho visto il quadro «Night Watch» di Rembrandt ad Amsterdam, mi è venuta l’ispirazione per uno dei miei racconti. Ho memorizzato tutto. Devo ancora scriverlo.

Signor Bilal, come si è sentito quando ha letto i testi di Paulo Coelho?

Bilal: Quando ho letto i testi di Paulo per la prima volta, mi sono subito riconosciuto nella sua passione per gli orologi e per il tempo; una passione che, dobbiamo ammettere, è piena di contraddizioni. Da un lato, siamo affascinati dalla tecnologia e dalla maestria con cui sono realizzati gli orologi meccanici. Dall’altro, siamo schiavi del tempo e viviamo ai ritmi dettati dai nostri impegni quotidiani. Trovo affascinante che gli esseri umani abbiano sviluppato meccanismi così sofisticati per misurare il tempo e che, in questo modo, sperino di riuscire a controllarlo.

Le parole e le immagini possono essere compagne scomode. Lo dimostra il fatto che gli scrittori siano spesso delusi dalle trasposizioni cinematografiche dei loro libri. Per quale ragione tra voi due è andata così bene?

Coelho: Prima di questo progetto, ho avuto una sola occasione di collaborare con un illustratore: Moebius, il genio che ha trasformato «L’Alchimista» in immagini. L’esperienza mi è piaciuta molto, ma di solito i risultati non sono così brillanti. I testi sono testi e lasciano molto spazio all’immaginazione. I testi sono uno strumento così straordinario perché consentono ai lettori di dare libero sfogo alla fantasia. Il cinema e la televisione, invece, sono legati a interpretazioni particolari.

Signor Bilal, lei ha lavorato anche come regista. Come vede il rapporto tra testo e immagine?

Bilal: Il senso di disappunto provato dagli scrittori di fronte alla trasposizione cinematografica dei loro lavori è spesso dovuto al ritmo dell’opera, alle condizioni dettate dal produttore e dalla troupe dei cameraman. Lo spettatore è soltanto uno spettatore, e come tale è costretto a seguire l’evoluzione e i contenuti delle immagini. Anche se oggi, le moderne tecnologie consentono di fermare il DVD e di rivedere le scene. Leggendo un libro, invece, è possibile inseguire la propria fantasia, risvegliata dall’autore del libro. Le illustrazioni possono presentare lo stesso rischio: in determinate circostanze, possono distrarre il lettore dalle sensazioni create dal testo.

Coelho: Quando leggo un libro, divento il regista di me stesso. Immagino come sono decorate e arredate le stanze e, nella mia testa, cerco di vedere abiti, volti e figure. Quando scrivo, invece, cerco di non riproporre queste mie interpretazioni. Molte immagini sono volutamente indefinite. Mi può capitare di vedere una scena in spiaggia o in un albergo di lusso, ma mi astengo consapevolmente dal descrivere i dettagli per dare ai lettori la possibilità di usare la fantasia. Tutto deve accadere nella loro testa. In questo modo, i lettori acquisiscono un ruolo attivo. In un confronto tra l’opera cinematografica e il romanzo a cui si ispira, solitamente prevale il libro. Di fatto, si tratta di due strumenti completamente diversi.

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Il Big Pilot’s Watch mi ha affascinato fin dal primo momento: le leggende che lo riguardano hanno subito acceso la mia fantasia

—Paulo Coelho

—Enki Bilal, nato a Belgrado nel 1951, è un autore di fumetti, un illustratore e un regista
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Le immagini sono immediate e dirette

—Enki Bilal

Signor Coelho, come crea le sue immagini letterarie?

Coelho: Facciamo un esempio. Inizio a ripensare a un episodio accaduto a Schaffhausen, sulle sponde del Reno, in compagnia del fondatore di IWC Florence Ariosto Jones. Jones osserva scorrere l’acqua e nel frattempo pensa a come convincere gli artigiani locali a collaborare con la sua azienda. Tutto questo succede solo nella mia testa, è il frutto della mia immaginazione: non sono mai stato a Schaffhausen e non ho idea di come fosse Jones. Ma nonostante tutto, usando la fantasia, i lettori riescono a vivere l’esperienza che ho ricreato, utilizzando i pochi dati storici su Jones a mia disposizione.

Come ha ottenuto le informazioni necessarie senza essere mai stato a Schaffhausen?

Coelho: Prima di iniziare a scrivere, ovviamente, ho fatto numerose ricerche. Non posso raccontare la storia di qualcuno senza conoscere i fatti essenziali della sua vita. Ciononostante mi sono recato a Schaffhausen solo dopo aver scritto i testi. Quando la squadra brasiliana era in Germania per la Coppa del Mondo di calcio, ho accettato un invito ufficiale a Zurigo e ho approfittato dell’occasione per visitare Schaffhausen. È stato sorprendente scoprire che il frutto della mia immaginazione letteraria era molto vicino alla realtà.

Ha avuto spesso esperienze di questo tipo?

Coelho: Alcuni anni fa, scrissi del Libano senza avere mai visitato il paese; quando ebbi modo di andarci, fu come per Schaffhausen. La capacità di cogliere l’essenza delle cose e di comprenderle senza averle viste o vissute fa parte della magia dell’arte. È ciò che definisco l’anima del mondo, il luogo in cui si concentrano tutte le informazioni.

Conosceva già gli orologi IWC?

Coelho: Certamente! Ma ho sempre creduto che fossero troppo costosi per me (risata)...

E lei Signor Bilal?

Bilal: Sono andato a Schaffhausen, ho visitato la città e la manifattura – l’impero di IWC – e sono rimasto affascinato dalla magia della loro qualità. All’inizio, temevo che la visita potesse in qualche modo influenzarmi, che tanta perfezione mi colpisse a tal punto da essere poi in grado di disegnare solo dettagli tecnici. Il testi di Paulo Coelho mi hanno allontanato da questo rischio e anzi, me ne hanno liberato completamente.

In che modo?

Bilal: Paulo ha saputo trasformare i personaggi e la loro personalità in storie. E io, nonostante tutto, sono riuscito a custodire in un angolo della mia testa la magia di ciò che avevo visto: i laboratori, l’alta precisione, i processi meccanici e la loro attenzione per i dettagli, la potenza della meditazione e una bellezza davvero senza eguali. Questi aspetti mi hanno arricchito, ma fortunatamente, non hanno interferito con la mia creatività. Abbiamo entrambi saputo dare il massimo spazio all’immaginazione, trasformando il sogno dell’ingegneria cronometrica. Nonostante non ci conoscessimo, abbiamo vissuto esperienze molto simili.

Qual è il tema comune alle sette storie?

Coelho: Il soggetto che ricorre nelle mie storie è l’albergo. Questo perché ho giocato con l’idea del tempo che scorre, ruotando attorno all’albergo e a ciò che lo circonda: la spiaggia, le camere, i suoi ospiti e gli abitanti locali.

Questo orologio ha una qualità straordinaria: legato a un periodo storico e culturale vastissimo, offre uno sguardo sul passato e sul futuro

—Paulo Coelho

Da cosa nasce l’idea dell’albergo?

Coelho: Quando mi è stato proposto il progetto, la mia reazione è stata subito negativa. Non volevo accettare l’invito e non volevo scrivere su commissione. Al tempo stesso, ero affascinato dal Big Pilot’s Watch: la straordinaria tecnologia e le leggende a cui è associato hanno subito acceso la mia fantasia. Dopo che ho sfogliato per la prima volta il catalogo dei prodotti, avevo già in mente un’idea chiara delle sette storie. Un buon racconto, tuttavia, deve avere un inizio e una fine. E un filo conduttore. A questo punto, mi è venuto in soccorso Portofino. Studiate le sette collezioni di orologi presentate nel catalogo IWC, ho pensato subito al mitico «Hotel Splendido» di Portofino.

Le sue storie su IWC sono ricche di associazioni di questo tipo. Ha fatto ricorso a elementi biografici?

Coelho: In alcuni casi, le storie presentano riferimenti personali. Credo che faccia parte del mio modo di essere creativo. Parlando del Da Vinci, ad esempio, un orologio dotato di funzioni e di un movimento incredibilmente complessi, non mi sarei mai neanche sognato di lanciarmi in una descrizione tecnica. Al contrario, ho tentato di valorizzarne il valore simbolico. Questo orologio ha una qualità straordinaria: legato a un periodo storico e culturale vastissimo, offre uno sguardo sul passato e sul futuro. Ecco dunque la prospettiva che ho tentato di trasferire alle mie storie. Un autore non scrive nel vuoto assoluto: l’influenza della propria vita reale è inevitabile. I timori del pilota, la lettera della nonna che si sente responsabile per il futuro dei suoi discendenti: una parte di tutto questo appartiene al mio mondo.

Bilal: Attenzione però: non si tratta di auto-finzione e non è una di quelle auto-descrizioni tanto in voga tra gli scrittori parigini. Coelho passa a un livello metafisico, quasi filosofico, dove chiaramente affronta questioni come il tempo e la sfuggevolezza delle cose.

Parlando del tempo, l’attività creativa raramente segue programmi fissi. Come si svolgono le vostre giornate?

Bilal: Il mio lavoro non segue programmi particolari. Al mattino, mi piace uscire a bere un caffè, leggere il giornale – «Libération», «Le Monde», «L’Equipe» – e ogni tanto, comprare un quotidiano in serbo-croato per non perdere completamente le mie radici linguistiche. Così mi preparo per la giornata e verso le nove, vado nel mio studio per iniziare a scrivere, disegnare o dipingere. Sono molto severo con me stesso: non faccio eccezione neppure quando vado a dormire alle cinque del mattino. Rispettare questa condizione, in fondo, non mi pesa affatto: fa parte della mia disciplina naturale. E poi so che al mattino lavoro molto meglio. Tra le nove del mattino e le due del pomeriggio, la mia creatività è al massimo. Non so come sia per te, Paulo, ma dopo riesco a fare molto poco.

Coelho: Per quanto riguarda il tempo dedicato al lavoro, sono perfettamente d’accordo con te. Diciamo che mi organizzo in modo diverso. Al mattino, sono perfettamente sveglio: mi siedo al computer, scrivo qualche e-mail o lettera, telefono a chi di dovuto… In breve, faccio tutto tranne che scrivere. E poi esco. Quando torno in ufficio, provo a rimettermi a scrivere. Ma ancora una volta, faccio tutt’altro. E siccome ho delle scadenze, inizio a sentirmi sotto pressione: pressione, pressione, pressione… Alla fine della giornata, quando sono davvero stanco, mi metto a scrivere per mezz’ora per sentirmi meno in colpa. E una volta che inizio, non riesco più a fermarmi. Ho davvero bisogno di sentirmi sotto pressione: è per questo che riesco a scrivere soltanto un libro ogni due anni!

In che modo l’avvento di Internet ha influito sul vostro lavoro?

Coelho: Altrimenti come avrei fatto a scrivere su IWC? Mi è stato dato il catalogo degli orologi, ma è grazie a Internet che sono riuscito a reperire tutte le altre informazioni importanti. In passato, trascorrevo le mie giornate in biblioteca. Oggi, consultando Internet, riesco a trovare dati così specifici da non riuscire a trovarli da nessuna altra parte. Per il mio lavoro, Internet è di grandissimo aiuto.

Bilal: Internet è uno strumento molto utile, ma anche molto pericoloso. Può tendere delle trappole ed è importante sapere come evitarle.

Paulo Coelho, nato nel 1947 a Rio de Janeiro, è uno degli autori contemporanei più letti al mondo. I suoi libri sono stati tradotti in 55 lingue, sono in cima alle classifiche mondiali dei best-seller e sono oggetto di discussione a livello sociale e culturale.

Paulo Coelho su Internet: www.paulocoelho.com

Enki Bilal, nato a Belgrado nel 1951, è un autore di fumetti, un illustratore e un regista. Vive a Parigi dal 1961, dove ha studiato arte e letteratura. Ha conseguito il successo grazie a fumetti di fantascienza che, con grande raffinatezza, combinano elementi politici e problematiche sociali.

Enki Bilal su Internet: bilal.enki.free.fr

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