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Esperienze

OMAGGIO A GÜNTER BLÜMLEIN

In occasione del decimo anniversario della scomparsa di Günter Blümlein: ricordi di un talento straordinario

Testo — Gisbert L. Brunner Data — 03 gennaio 2012

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—Günter Blümlein, IWC Schaffhausen 1981-2001

Dove sarebbe IWC oggi senza gli sforzi di quest’uomo eccezionale? Di certo, senza Günter Blümlein, la Manifattura non avrebbe goduto dei successi ottenuti negli ultimi 30 anni.

Nel settore orologiero Blümlein era dotato di una lungimiranza senza eguali, unita a un formidabile fiuto per gli affari. Analizzava i punti di forza con lo stesso acume con cui individuava e correggeva i punti deboli. Günter Blümlein conosceva ombre e luci del mondo dell’imprenditoria. Affrontava la vita e il lavoro con estrema razionalità, prestando particolare attenzione ai suoi collaboratori, senza i quali i suoi successi sarebbero stati impensabili. Ascoltava le opinioni di tutti, maturava i propri convincimenti e, con gentilezza, persuadeva chi gli stava intorno a seguire quella che, immancabilmente, si rivelava essere la strada giusta. Se necessario, sapeva essere una persona di polso. Prima di tutto, Günter Blümlein era, però, un uomo che non disdegnava un buon bicchiere di Bordeaux bevuto in compagnia e che amava disquisire, Cohiba alla mano, degli argomenti più svariati con, in sottofondo, le note di Keith Jarret e del suo fenomenale Köln Concert. Esteta deciso e perspicace, era anche un imprenditore accorto che sapeva esattamente quale strada prendere.

Nel 1980 a IWC e Jaeger-LeCoultre mancava una direzione chiara e decisero di assumere Günter Blümlein, prima in veste di consulente, poi, dal 1982, come direttore. Sotto la sua guida, e grazie ad una serie di orologi da polso innovativi e di pregiata fattura – in linea con la tradizione di IWC – la Manifattura di Schaffhausen riuscì rapidamente a risalire la china. Il nuovo direttore aveva previsto sin da subito il ritorno alla ribalta della meccanica e l’importanza delle complicazioni. La decisione di lanciare nel 1985 il modello Da Vinci, il primo orologio da polso a carica automatica con calendario perpetuo, disponibile a un prezzo accessibile, si rivelò dunque una mossa vincente per l’azienda. La rinascita dei Pilot’s Watches completò il quadro. Grazie alla qualità dei propri prodotti e ad una strategia adamantina, IWC risollevò le sue fortune prima del previsto. Ma Günter Blümlein non si impegnò soltanto sul fronte Schaffhausen: nel 1986, infatti, prese anche le redini di Jaeger-LeCoultre, dando un nuovo impulso al marchio.

—Puntando sul Reverso, il modello classico double face, Günter Blümlein firmò il successo di Jaeger-LeCoultre.

Quando un'azienda tocca il fondo, non le resta che risalire la china – l'alternativa è la disfatta

— Portoghese "Jubilee"

Con il modello Portoghese "Jubilee", Günter Blümlein avviò nuovamente IWC sulla strada del successo grazie ai suoi orologi meccanici.

E, poiché non c’è due senza tre, Günter Blümlein portò a termine una terza missione, risollevando le sorti del marchio A. Lange & Söhne dopo la caduta del muro di Berlino. Blümlein finalmente riuscì a realizzare il suo grande sogno: creare un gruppo orologiero di fama, dando vita nel 1996 alla LMH (Les Manufactures Horologères) Holding, il cui successo fu confermato dalla decisione di Richemont di rilevare le tre aziende nel 1999. Nel 2001, una volta siglato l’accordo, il cui valore ammontava a svariati miliardi, a Günter Blümlein fu affidato il compito di coordinare il segmento degli orologi di lusso Richemont, che comprendeva IWC, Jaeger-LeCoultre, Lange, Baume & Mercier, Officine Panerai, Piaget e Vacheron Constantin.

Purtroppo per Günter Blümlein, il riconoscimento dei successi professionali conseguiti arrivò troppo tardi. Una terribile malattia si insidiò lentamente in quel corpo che egli aveva sempre mantenuto in forma nel corso degli anni. Tuttavia, seppur confinato a letto, Blümlein continuò a svolgere il proprio lavoro al meglio delle sue possibilità. Per lui lavorare equivaleva a sperare, dopotutto, in un lieto fine. Una speranza ben presto disattesa. Günter Blümlein esalò l’ultimo respiro nelle prime ore del 1° ottobre 2001, alla giovane età di 58 anni. Con la sua scomparsa il settore dell’’orologeria di lusso perse uno dei suoi protagonisti più stimati. Tutti coloro che lo conoscevano conservano il ricordo di un lavoratore instancabile e dalla personalità carismatica. Tutt’ora, a dieci anni dalla sua scomparsa, Günter Blümlein ha ancora molto da insegnarci.

—Con Lange 1 e il suo innovativo datario, Günter Blümlein ha decretato il ritorno in auge di A. Lange & Söhne.

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1 commento

  • gregodopod 4 mesi, 2 settimane fa

    testing italiano

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